Villa La Quiete o Villa Spada

 
Villa “La Quiete”, ricostruita dopo il 1815 su disegno dell’architetto Giuseppe Valadier, chiamata comunemente Villa Spada dal nome di uno dei tanti proprietari, è una delle più belle del Maceratese: ha un aspetto principesco per via del parco che la circonda, con terrazza belvedere dalla caratteristica balaustra verso la vallata del Potenza, per la casa del custode, la scuderia e il tempietto neogotico, progettato nel 1833 dall’architetto Luigi Poletti.
Al viale d’ingresso si accede da un cancello neogotico, ancorato a due torrette, sormontate da una colonna rastremata, secondo il gusto neoclassico del finto rudere. Nella dimora storica si entra dopo aver attraversato un’ampia scalinata trapezoidale.
La facciata si presenta con corpo centrale aggettante, costituito dal portico, loggiato sovrastante e cimasa decorata con ovoli nella parte sommitale. All’interno un lungo atrio fiancheggiato da colonne doriche binate immette in una sala rotonda abbellita da sei colonne ioniche sormontate da cupola ellittica.
L’edificio ha avuto diversi proprietari. Dal gonfaloniere Luigi Angelini che la commissionò, passò ai conti Spada, poi all’ingegnere Angelo Ferranti, da questi a Luigi Butteri e ancora ai Vanutelli ed infine a tale Don Mastrocola.
L’edificio sorge appena fuori le mura di Treia, in contrada San Marco Vecchio, su una lieve altura dove nel 1036 fu edificata anche la chiesa di San Savino alla quale, nel 1579, venne aggiunto il convento dei padri Cappuccini.”Villa La Quiete”, oltre ad essere considerata uno dei capolavori artistici dell’architetto Giuseppe Valadier ha avuto notevole importanza anche nel campo della sperimentazione agricola. Da qui l’interessamento da parte dell’Accademia Georgica di Treia dato che al suo interno vi erano delle serre per lo studio di colture sperimentali.
Il giardiniere della villa Vittorio Micucci pubblicò nel 1857 un catalogo in cui elencava le specie e le varietà coltivate presso la villa: collezioni di anemoni, azalee, camelie, crisantemi, dalie, garofani, rose, verbene e viole, palme e cicadacee. La villa, nonostante il susseguirsi di numerosi proprietari, cadde piano piano in rovina.
Durante gli innumerevoli passaggi di proprietà venne utilizzata, durante il secondo conflitto mondiale, anche come luogo di prigionia. Dal 1960 al 1980 l’edificio venne utilizzato come scuola dell’Infanzia fino ad arrivare ai giorni nostri quando, dopo alterne vicende, dovute all’informale messa in vendita e all’acquisto da parte di privati, il Comune di Treia, facendo valere il diritto di prelazione decise di acquistare l’intero complesso.
 
 
 

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dal Blog #DestinazioneMarche